GLOSSARIO

Conformazione al PIT-PPR
MONITORAGGIO URBANISTICO
V.E.A.Valutazione Effetti Ambientali
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Le quattro invarianti strutturali, definita all’art.6 della Disciplina del PIT-PPR, sono descritte nel documento “Abachi delle invarianti", attraverso l’individuazione dei caratteri, dei valori, delle criticità e con indicazioni per le azioni con riferimento ad ogni morfotipo in cui esse risultano articolate, e sono contestualizzate nelle schede d’ambito. Gli abachi delle invarianti rappresentano lo strumento conoscitivo e il riferimento tecnico-operativo per l'elaborazione degli strumenti della pianificazione territoriale e urbanistica. (art. 6 commi 4 e 5 della Disciplina del PIT-PPR)
Contiene la raccolta dei morfotipi delle urbanizzazioni contemporanee, ne descrive le caratteristiche principali e ne riporta gli obiettivi specifici. E’ contenuto nell’elaborato del PIT-PPR “Linee guida per la riqualificazione paesaggistica dei tessuti urbanizzati della città contemporanea”.
L’ambito rappresenta una porzione del terrotiorio regionale individuata secondo una valutazione ragionata di vari aspetti, tra cui i sistemi idro-geomorfologici, i caratteri eco-sistemici, la struttura insediativa e infrastrutturale di lunga durata, i caratteri del territorio rurale, i grandi orizzonti percettivi, il senso di appartenenza della società insediata, i sistemi socio-economici locali, le dinamiche insediative e le forme dell'intercomunalità. L'ambito deve essere in grado di supportare una rappresentazione degli elementi e delle strutture complesse rilevanti nella caratterizzazione paesaggistica dei diversi territori. Per la definizione degli ambiti, al fine di una maggiore efficacia delle politiche territoriali e nel riconoscimento del senso di appartenenza delle comunità locali, sono stati in generale rispettati i confini comunali, con una sola eccezione (Castelnuovo Berardenga) dettata dalla particolare configurazione territoriale. Gli Ambiti di paesaggio della Toscana sono: 1. Lunigiana 2. Versilia e costa apuana 3. Garfagnana e Val di Lima 4. Lucchesia 5. Val di Nievole e Val d'Arno inferiore 6. Firenze-Prato-Pistoia 7. Mugello 8. Piana Livorno-Pisa-Pontedera 9. Val d'Elsa 10. Chianti 11. Val d'Arno superiore 12. Casentino e Val Tiberina 13. Val di Cecina 14. Colline di Siena 15. Piana di Arezzo e Val di Chiana 16. Colline Metallifere 17. Val d'Orcia e Val d'Asso 18. Maremma grossetana 19. Amiata 20. Bassa Maremma e ripiani tufacei (Relazione generale del Piano Paesaggistico)
articolo oggetto della valutazione
Ai sensi dell’art.4 della LR. 10/2010, per autorità competente si definisce: la pubblica amministrazione o l’organismo pubblico cui compete l'adozione del provvedimento di verifica di assoggettabilità, l'espressione del parere motivato e che collabora con l'autorità procedente o con il proponente il piano o programma nell'espletamento delle fasi relative alla VAS.
Ai sensi dell’art.4 della LR. 10/2010, per autorità procedente si definisce: la pubblica amministrazione che elabora ed approva il piano o programma soggetto alle disposizioni della presente legge ovvero, la pubblica amministrazione che approva il piano o programma medesimo.
I coefficienti complessivi sono dei coefficienti di valutazione normalizzati calcolati sull'intero piano come media dei coefficienti adimensionali delle singole norme.
I coefficienti per risorsa sono dei coefficienti di valutazione normalizzati calcolati come media dei coefficienti adimensionali delle singole norme che interessano una determinata risorsa.
Il Coefficiente di trasformazione corrisponde alla Media dei coefficienti adimensionali derivati dall'inserimento dei parametri di valutazione sulle norme di trasformazione, normalizzati. Una norma di trasformazione agirà su una o più risorse con effetti esclusivamente negativi o, al limite, trascurabili e quindi pari a zero, nel caso di una sua evidente inapplicabilità. Il range del Coefficiente di trasformazione è compreso tra -2 e 0.
Il coefficiente di tutela corrisponde alla media dei coefficienti adimensionali derivati dall'inserimento dei parametri di valutazione sulle norme di tutela, normalizzati. Nel caso delle norme di tutela, essendo queste scritte espressamente per la conservazione di una risorsa, non potranno che avere, su quella risorsa, effetti esclusivamente positivi o, al limite, pari a zero, nel caso di una norma inapplicabile e quindi inutile. Il range per il coefficiente di tutela è tra 0 e 2.
Coefficiente di sostenibilità corrisponde alla somma algebrica dei coefficienti di tutela e di trasformazione, il range è compreso tra -2 e 2.
Ai sensi dell’art.4 della LR. 10/2010, per consultazione si definisce: processo costituito dall'insieme delle forme di informazione e partecipazione, anche diretta, dei soggetti competenti in materia ambientale e del pubblico finalizzato alla raccolta dei dati, alla valutazione dei piani e programmi e all'acquisizione di pareri.
Indica la tipologia dei contenuti dei piani comunali, obbligatori secondo gli art. 92, per il Piano Strutturale, e dall’art. 95, per il Piano Operativo, della LR 65/2014. E’ una tipologia di catalogazione delle norme dei piani, operata secondo quegli “argomenti” decisi dalla legge sul governo del territorio.
AI sensi dell’art. 95 della LR 65-72014, il Piano operativo comunale disciplina l’attività urbanistica ed edilizia per l’intero territorio comunale e si compone di due parti: a) la disciplina per la gestione degli insediamenti esistenti, valida a tempo indeterminato; b) la disciplina delle trasformazioni degli assetti insediativi, infrastrutturali ed edilizi del territorio, con valenza quinquennale. Per Contenuti del PO si intende una catalogazione delle norme del piano, operata secondo le due discipline (insediamenti esistenti e trasformazioni) previste dalla legge sul governo del territorio.
Ai sensi dell’art.4 della LR. 10/2010, per dichiarazione di sintesi si definisce: documento finalizzato alla illustrazione delle modalità con cui le considerazioni ambientali sono state integrate nel piano o programma, con particolare riferimento alle informazioni contenute nel rapporto ambientale, ai pareri espressi ed ai risultati delle consultazioni, evidenziando altresì le ragioni sottese alle scelte ed ai contenuti del piano o programma, alla luce delle possibili alternative individuate e valutate.
E’ un elaborato del PIT-PPR che disciplina gli “immobili ed aree di notevole interesse pubblico”, ai sensi dell’art. 134, comma 1, lettera a) e dell’art. 136 del Codice, e le “aree tutelate per legge” ai sensi dell’art. 134, comma 1, lettera b) e dell’art. 142, comma 1, del Codice. Sono, altresì, sottoposti alla stessa disciplina, ai sensi dell’art. 157 del Codice, i beni paesaggistici oggetto di notifiche eseguite, di elenchi compilati, di provvedimenti ed atti emessi ai sensi della normativa previgente, nonché gli immobili e le aree indicati al comma 2 del medesimo articolo. La disciplina dei beni paesaggistici contiene obiettivi, direttive e prescrizioni, disposizioni per le procedure autorizzative.
Ai sensi dell’art. 4 - Carattere delle disposizioni - del PIT: 1. Il piano contiene obiettivi generali, obiettivi di qualità, obiettivi specifici, direttive, orientamenti, indirizzi per le politiche, prescrizioni, nonché, con riferimento ai beni paesaggistici di cui all’articolo 134 del Codice, specifiche prescrizioni d’uso. La disciplina del PIT è costituita da: a) disposizioni riguardanti lo Statuto del territorio; b) disposizioni riguardanti la Strategia dello sviluppo territoriale La disciplina relativa allo Statuto del territorio è articolata in disciplina relativa alle invarianti strutturali; disciplina a livello di ambito contenuta nelle "Schede degli ambiti di paesaggio"; disciplina dei beni paesaggistici; disciplina degli ulteriori contesti; disciplina del sistema idrografico; disciplina relativa alla compatibilità paesaggistica delle attività estrattive; disposizioni relative alla conformazione e all'adeguamento degli strumenti della pianificazione territoriale e urbanistica al PIT con specifica considerazione dei valori paesaggistici; norme comuni sulle energie rinnovabili. La disciplina relativa alla Strategia dello sviluppo territoriale reca disposizioni relative alla pianificazione territoriale in materia di offerta di residenza urbana, formazione e ricerca, infrastrutture di trasporto e mobilità, commercio e grandi strutture di vendita e sulla presenza industriale in Toscana.
Ai sensi dell’art.4 della LR. 10/2010, per enti territoriali interessati si definiscono: gli enti locali il cui territorio è interessato dalle scelte del piano o programma.
Ai sensi dell’art.4 della LR. 10/2010, per impatto ambientale si definisce: l'alterazione dell'ambiente, inteso come sistema di relazioni fra i fattori antropici, naturalistici, chimico-fisici, climatici, paesaggistici, architettonici, culturali, agricoli ed economici, derivante dall’attuazione sul territorio di piani o programmi; tale alterazione può essere qualitativa o quantitativa, diretta o indiretta, a breve o a lungo termine, permanente o temporanea, singola o cumulativa, positiva o negativa;
All’interno di ciascuna scheda di Ambito, sono illustrati profilo dell’ambito, descrizione interpretativa, invarianti strutturali, interpretazione di sintesi, indirizzi per le politiche e disciplina d’uso. Gli indirizzi per le politiche contenuti nelle schede di ambito costituiscono riferimento per l'elaborazione delle politiche di settore, compresi i relativi atti di programmazione, affinché esse concorrano al raggiungimento degli obiettivi del piano. (Disciplina di PIano - art. 4)
Concorrono alla rigenerazione urbana, gli interventi volti a riqualificare il contesto urbano attraverso un insieme sistematico di opere consistenti in: a) riorganizzazione del patrimonio edilizio esistente; b) riqualificazione delle aree degradate; c) riorganizzazione funzionale delle aree dismesse; d) recupero e riqualificazione degli edifici di grandi dimensioni o complessi edilizi dismessi; e) riqualificazione delle connessioni con il contesto urbano. (Art. 125 della L.R. 65/2014) Shapefile corrispondente RIG_PO.shp
Ai sensi dell’art. 5 della L.R. 65/2014, per invarianti strutturali si intendono i caratteri specifici, i principi generativi e le regole che assicurano la tutela e la riproduzione delle componenti identitarie qualificative del patrimonio territoriale. Caratteri, principi e regole riguardano: a) gli aspetti morfotipologici e paesaggistici del patrimonio territoriale; b) le relazioni tra gli elementi costitutivi del patrimonio territoriale; c) le regole generative, di utilizzazione, di manutenzione e di trasformazione del patrimonio territoriale che ne assicurano la persistenza. Le invarianti strutturali sono identificate secondo la seguente formulazione sintetica all’art.6 della DIsciplina del PIT-PPR: - Invariante I - “I caratteri idrogeomorfologici dei bacini idrografici e dei sistemi morfogenetici”, definita dall’insieme dei caratteri geologici,morfologici, pedologici, idrologici e idraulici del territorio; - Invariante II - “I caratteri ecosistemici del paesaggio”, definita dall’insieme degli elementi di valore ecologico e naturalistico presenti negli ambiti naturali, seminaturali e antropici; - Invariante III - “Il carattere policentrico dei sistemi insediativi, urbani e infrastrutturali”, definita dall’insieme delle città ed insediamenti minori,dei sistemi infrastrutturali, produttivi e tecnologici presenti sul territorio; - Invariante IV - “I caratteri morfotipologici dei paesaggi rurali”, definita dall’insieme degli elementi che strutturano i sistemi agroambientali. Le invarianti strutturali comprendono e integrano al loro interno (e trattano quindi contestualmente) i beni culturali e paesaggistici, reinterpretati come nodi puntuali di eccellenza del patrimonio territoriale complessivo, del quale contribuiscono a definire il carattere e l’identità di lunga durata. (AAVV “La struttura del paesaggio, una sperimentazione multidisciplinare per il piano della toscana, Regione Toscana - Laterza, 2016”)
La disciplina del PIT-PPR definisce le quattro invarianti fondamentali e ne descrive gli obiettivi generali. Ai sensi dell’art. 7 comma e Disciplina del PIT-PPR, i caratteri idrogeomorfologici dei sistemi morfogenetici e dei bacini idrografici costituiscono la struttura fisica fondativa dei caratteri identitari alla base dell’evoluzione storica dei paesaggi della Toscana. La forte geodiversità e articolazione dei bacini idrografici è all’origine dei processi di territorializzazione che connotano le specificità dei diversi paesaggi urbani e rurali. Gli elementi che strutturano l’invariante e le relazioni con i paesaggi antropici sono: il sistema delle acque superficiali e profonde, le strutture geologiche, litologiche e pedologiche, la dinamica geomorfologica, i caratteri morfologici del suolo. L’obiettivo generale concernente l’invariante strutturale I è l’equilibrio dei sistemi idrogeomorfologici, da perseguirsi mediante: a) la stabilità e sicurezza dei bacini idrografici, evitando alterazioni negative dei regimi di deflusso e trasporto solido e minimizzando le interferenze tra fiumi, insediamenti e infrastrutture; b) il contenimento dell’erosione del suolo entro i limiti imposti dalle dinamiche naturali, promuovendo il presidio delle aree agricole abbandonate e promuovendo un’agricoltura economicamente e ambientalmente sostenibile orientata all’utilizzo di tecniche colturali che non accentuino l’erosione; c) la salvaguardia delle risorse idriche, attraverso la prevenzione di quelle alterazioni del paesaggio suscettibili di impatto negativo sulla qualità e quantità delle medesime; d) la protezione di elementi geomorfologici che connotano il paesaggio, quali i crinali montani e collinari, unitamente alle aree di margine e ai bacini neogenici, evitando interventi che ne modifichino la forma fisica e la funzionalità strutturale; e) il miglioramento della compatibilità ambientale, idrogeologica e paesaggistica delle attività estrattive e degli interventi di ripristino.
La disciplina del PIT-PPR definisce le quattro invarianti fondamentali e ne descrive gli obiettivi generali. Ai sensi dell’art. 8 comma e Disciplina del PIT-PPR, i caratteri ecosistemici del paesaggio costituiscono la struttura biotica dei paesaggi toscani. Questi caratteri definiscono nel loro insieme un ricco ecomosaico, ove le matrici dominanti risultano prevalentemente forestali o agricole, cui si associano elevati livelli di biodiversità e importanti valori naturalistici. L’obiettivo generale concernente l’invariante strutturale II è l’elevamento della qualità ecosistemica del territorio regionale, ossia l’efficienza della rete ecologica, un’alta permeabilità ecologica del territorio nelle sue diverse articolazioni, l’equilibrio delle relazioni fra componenti naturali, seminaturali e antropiche dell’ecosistema. Tale obiettivo viene perseguito mediante: a) il miglioramento dei livelli di permeabilità ecologica delle pianure alluvionali interne e dei territori costieri; b) il miglioramento della qualità ecosistemica complessiva delle matrici degli ecosistemi forestali e degli ambienti fluviali; c) il mantenimento e lo sviluppo delle funzioni ecosistemiche dei paesaggi rurali; d) la tutela degli ecosistemi naturali e degli habitat di interesse regionale e/o comunitario; e) la strutturazione delle reti ecologiche alla scala locale.
La disciplina del PIT-PPR definisce le quattro invarianti fondamentali e ne descrive gli obiettivi generali. Ai sensi dell’art. 9 comma e Disciplina del PIT-PPR, Il carattere policentrico e reticolare dei sistemi insediativi, infrastrutturali e urbani costituisce la struttura dominante del paesaggio toscano, risultante dalla sua sedimentazione storica dal periodo etrusco fino alla modernità. Questo policentrismo è organizzato in reti di piccole e medie città la cui differenziazione morfotipologica risulta fortemente relazionata con i caratteri idrogeomorfologici e rurali. Questa struttura, invariante nel lungo periodo, è stata solo parzialmente compromessa dalla diffusione recente di modelli insediativi centro-periferici. L’elevata qualità funzionale e artistico-culturale dei diversi sistemi insediativi e dei manufatti che li costituiscono, nonché la complessità delle relazioni interne ed esterne a ciascuno, rappresentano pertanto una componente essenziale della qualità del paesaggio toscano, da salvaguardare e valorizzare rispetto a possibili ulteriori compromissioni. L’obiettivo generale concernente l’invariante strutturale III è la salvaguardia e valorizzazione del carattere policentrico e delle specifiche identità paesaggistiche di ciascun morfotipo insediativo che vi concorre. Tale obiettivo viene perseguito mediante: a) la valorizzazione delle città e dei borghi storici e la salvaguardia del loro intorno territoriale, nonché delle reti (materiali e immateriali), il recupero della centralità delle loro morfologie mantenendo e sviluppando una complessità di funzioni urbane di rango elevato; b) la riqualificazione dei morfotipi delle urbanizzazioni contemporanee e delle loro criticità; c) la riqualificazione dei margini città-campagna con la conseguente definizione dei confini dell’urbanizzato, e la promozione dell’agricoltura periurbana multifunzionale come strumento per migliorare gli standard urbani; d) il superamento dei modelli insediativi delle “piattaforme”monofunzionali; e) il riequilibro e la riconnessione dei sistemi insediativi fra le parti di pianura, collina e montagna che caratterizzano ciascun morfotipo insediativo; f)il riequilibrio dei grandi corridoi infrastrutturali, con il potenziamento del servizio alla rete diffusa dei sistemi territoriali policentrici; g) lo sviluppo delle reti di mobilità dolce per integrare l’accessibilità ai sistemi insediativi reticolari con la fruizione turistica dei paesaggi; h) l’incardinamento sui caratteri strutturali del sistema insediativo policentrico dei progetti multisettoriali per la sicurezza idrogeologica del territorio, la riqualificazione dei sistemi fluviali, la riorganizzazione delle connessioni ecologiche, la valorizzazione dei paesaggi rurali. L'abaco dell'invariante strutturale “Il carattere policentrico e reticolare dei sistemi insediativi urbani e infrastrutturali” contiene obiettivi specifici relativi ai morfotipi delle urbanizzazioni contemporanee che integrano gli obiettivi di qualità di cui alla disciplina d’ambito.
La disciplina del PIT-PPR definisce le quattro invarianti fondamentali e ne descrive gli obiettivi generali. Ai sensi dell’art. 11 comma e Disciplina del PIT-PPR, i caratteri identitari dei paesaggi rurali toscani, pur nella forte differenziazione che li caratterizza, presentano alcuni caratteri invarianti comuni: il rapporto stretto e coerente fra sistema insediativo e territorio agricolo; la persistenza dell'infrastruttura rurale e della maglia agraria storica, in molti casi ben conservate; un mosaico degli usi del suolo complesso alla base, non solo dell’alta qualità del paesaggio, ma anche della biodiversità diffusa sul territorio. L’obiettivo generale concernente l’invariante strutturale IV è la salvaguardia e valorizzazione del carattere multifunzionale dei paesaggi rurali regionali, che comprendono elevate valenze estetico percettive, rappresentano importanti testimonianze storico-culturali, svolgono insostituibili funzioni di connettività ecologica e di presidio dei suoli agroforestali, sono luogo di produzioni agro-alimentari di qualità e di eccellenza, costituiscono una rete di spazi aperti potenzialmente fruibile dalla collettività, oltre a rappresentare per il futuro una forte potenzialità di sviluppo economico. Tale obiettivo viene perseguito mediante: a) il mantenimento della relazione che lega paesaggio agrario e sistema insediativo (leggibile alla scala urbana, a quella dell’insediamento accentrato di origine rurale, delle ville-fattoria, dell’edilizia specialistica storica, dell’edilizia rurale sparsa) attraverso la preservazione dell’integrità morfologica dei suoi elementi costitutivi, il mantenimento dell’intorno coltivato, e il contenimento di ulteriori consumi di suolo rurale; b) il mantenimento della continuità della rete di infrastrutturazione rurale (data dal sistema della viabilità minore, della vegetazione di corredo e delle sistemazioni idraulico-agrarie di versante e di piano) per le funzioni di organizzazione paesistica e morfologica, di connettività antropica ed ecologica, e di presidio idrogeologico che essa svolge anche nel garantire i necessari ammodernamenti funzionali allo sviluppo agricolo; c) prevedendo, per le colture specializzate di grandi estensioni con ridisegno integrale della maglia agraria, una rete di infrastrutturazione rurale articolata, valutando, ove possibile, modalità d’impianto che assecondino la morfologia del suolo e l’interruzione delle pendenze più lunghe anche al fine di contenere i fenomeni erosivi; d) la preservazione nelle trasformazioni dei caratteri strutturanti i paesaggi rurali storici regionali, attraverso: la tutela della scansione del sistema insediativo propria di ogni contesto (discendente da modalità di antropizzazione storicamente differenziate); la salvaguardia delle sue eccellenze storico-architettoniche e dei loro intorni paesistici;l’incentivo alla conservazione delle colture d’impronta tradizionale in particolare ove esse costituiscono anche nodi degli agro-ecosistemi e svolgono insostituibili funzioni di contenimento dei versanti; il mantenimento in efficienza dei sistemi di regimazione e scolo delle acque di piano e di colle; e) la tutela dei valori estetico-percettivi e storico-testimoniali del paesaggio agrario pianificando e razionalizzando le infrastrutture tecnologiche, al fine di minimizzare l’impatto visivo delle reti aeree e dei sostegni a terra e contenere l’illuminazione nelle aree extraurbane per non compromettere la naturale percezione del paesaggio notturno; f) la tutela degli spazi aperti agricoli e naturali con particolare attenzione ai territori periurbani; la creazione e il rafforzamento di relazioni di scambio e reciprocità tra ambiente urbano e rurale con particolare riferimento al rapporto tra produzione agricola della cintura periurbana e mercato urbano; la messa a sistema degli spazi aperti attraverso la ricostituzione della continuità della rete ecologica e la realizzazione di reti di mobilità dolce che li rendano fruibili come nuova forma di spazio pubblico.
La schermata permette di inserire i dati relativi al monitoraggio dell’effettiva attuazione delle previsioni dello strumento urbanistico vigente (RU o POC) alla scadenza dei 5 anni dall’approvazione.
La schermata permette di inserire i dati relativi al monitoraggio delle previsioni quinquennali contenute nello strumento urbanistico vigente (RU o POC) per l’intero territorio comunale.
Per morfotipo si intende la specifica forma di un luogo particolare, in modo tale da caratterizzarne la sua identità e la sua riconoscibilità in diversi contesti. COntemporaneamente, il morfotipo rappresenta la regola alla base di quella particolare struttura del paesaggio, che ne permette la riproducibilità. Il morfotipo permette la descrizione delle varie strutture che si presentano in modo ricorrente nel paesaggio toscano, in modo tale da estrapolarne caratteri, valori, criticità. (AAVV “La struttura del paesaggio, una sperimentazione multidisciplinare per il piano della toscana, Regione Toscana - Laterza, 2016”)
Denominazione del Piano
Norme contenute all’interno del POC, riferite alla disciplina delle trasformazioni degli assetti insediativi, infrastrutturali ed edilizi del territorio, con valenza quinquennale. (art. 95, comma 1, lett.b, L.R. 65/2014) In sede di formazione del piano operativo, dei piani attuativi nonché delle relative varianti sono definite, sulla base di approfondimenti oppure sulla base di indagini e studi esistenti e certificati, le condizioni che garantiscono la fattibilità degli interventi di trasformazione per gli aspetti e le modalità di attuazione delle misure di mitigazione dei rischi in rapporto alle trasformazioni previste. (art. 104 comma 3 L.R. 65/2014) . All’interno del PS, sono le norme riferite alla strategia di sviluppo sostenibile. (art.92 L.R: 65/2014)
Norme contenute all’interno del POC, riferita alla disciplina per la gestione degli insediamenti esistenti, valida a tempo indeterminato (art. 95, comma 1, lett.a, L.R. 65/2014). All’interno del PS, sono le norme riferite allo statuto del territorio. (art.92 L.R: 65/2014)
Le Norme Tecniche di Attuazione (N.T.A.) sono atti a contenuto generale degli strumenti urbanistici, che contengono prescrizioni a carattere normativo e programmatico e ne consentono l’attuazione.
Sono trasformazioni che comportano impegno di suolo non edificato a fini insediativi o infrastrutturali. Queste trasformazioni sono consentite esclusivamente nell’ambito del territorio urbanizzato quale individuato dal piano strutturale, tenuto conto delle relative indicazioni del piano di indirizzo territoriale (PIT). (art. 4 comma 2, L.R. 65/2014) Shapefile corrispondente: NED_PO.shp
Ai sensi dell’art.4 della LR. 10/2010, per parere motivato si definisce: provvedimento obbligatorio, con eventuali osservazioni e condizioni, conclusivo del procedimento di VAS, espresso dall’autorità competente, avente ad oggetto la valutazione del rapporto ambientale e gli esiti della consultazione.
Ai sensi dell’art.4 della LR. 10/2010, per patrimonio culturale e paesaggistico si definisce: l'insieme costituito dai beni culturali e dai beni paesaggistici in conformità al disposto di cui all'articolo 2, comma 1 del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 (Codice dei beni culturali e del paesaggio, ai sensi dell'art. 10 della legge 6 luglio 2002, n 137) nonché il paesaggio così come individuato dagli strumenti di pianificazione territoriale;
Ai sensi dell’ art. 3 della L.R. 65/2014, la Regione promuove e garantisce la riproduzione del patrimonio territoriale in quanto bene comune costitutivo dell’identità collettiva regionale. Per patrimonio territoriale si intende l’insieme delle strutture di lunga durata prodotte dalla coevoluzione fra ambiente naturale e insediamenti umani, di cui è riconosciuto il valore per le generazioni presenti e future. Il riconoscimento di tale valore richiede la garanzia di esistenza del patrimonio territoriale quale risorsa per la produzione di ricchezza per la comunità. 2. Il patrimonio territoriale è riferito all’intero territorio regionale ed è costituito da: a) la struttura idro-geomorfologica, che comprende i caratteri geologici, morfologici, pedologici, idrologici e idraulici; b) la struttura ecosistemica, che comprende le risorse naturali aria, acqua, suolo ed ecosistemi della fauna e della flora; c) la struttura insediativa, che comprende città e insediamenti minori, sistemi infrastrutturali, artigianali, industriali e tecnologici; d) la struttura agro-forestale, che comprende boschi, pascoli, campi e relative sistemazioni nonché i manufatti dell’edilizia rurale. Le componenti del patrimonio territoriale, e le relative risorse non possono essere ridotte in modo irreversibile. Le azioni di trasformazione del territorio devono essere considerate in base ad un bilancio complessivo degli effetti su tutte le componenti. Il patrimonio territoriale comprende altresì il patrimonio culturale costituito dai beni culturali e paesaggistici, di cui all'articolo 2 del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 (Codice dei beni culturali e del paesaggio, ai sensi dell'articolo 10 della legge 6 luglio 2002, n. 137 ), e il paesaggio così come definito all'articolo 131 del Codice. Gli elementi costitutivi del patrimonio territoriale, le loro interrelazioni e la loro percezione da parte delle popolazioni esprimono l'identità paesaggistica della Toscana.
I piani attuativi, comunque denominati, costituiscono strumenti di pianificazione urbanistica di dettaglio in attuazione del piano operativo. L’atto di approvazione del piano attuativo individua le disposizioni legislative di riferimento e i beni soggetti ad espropriazione secondo le procedure e le modalità di cui al Sito esterno D.P.R.327/2001 e alla legge regionale 18 febbraio 2005, n. 30 (Disposizioni in materia di espropriazione per pubblica utilità). Le varianti al piano strutturale o al piano operativo, correlate a previsioni soggette a pianificazione attuativa, possono essere adottate e approvate contestualmente al relativo piano attuativo. Sono comunque soggetti a piano attuativo: a) gli eventuali crediti edilizi riferibili alla compensazione urbanistica di cui all’articolo 101; b) gli interventi di ristrutturazione urbanistica, nei casi di cui all'articolo 74, comma 13 e all'articolo 79, comma 2, lettera i bis; […]. (Art.107, L.R. 65/2014) Shapefile corrispondente: PAT_PO.shp
Il piano di indirizzo territoriale (PIT) è lo strumento di pianificazione territoriale della Regione al quale si conformano le politiche regionali, i piani e i programmi settoriali che producono effetti territoriali, gli strumenti della pianificazione territoriale e gli strumenti della pianificazione urbanistica (art. 10 comma 2 e art. 88, comma 1 e 2 L.R. 65/2015) Il PIT, con specifica considerazione dei valori paesaggistici, riconosce gli aspetti e i caratteri peculiari del paesaggio regionale, ne delimita i relativi ambiti, individua obiettivi di qualità e ne definisce la normativa d’uso in attuazione degli articoli 131, 133, 135, 143 e 145 del Codice beni culturali (D.Lgs 42/2004). Il PIT è composto da una parte statutaria e da una parte strategica.
Ai sensi dell’art.4 della LR. 10/2010, per piani e programmi si definiscono: gli atti di pianificazione e di programmazione, comunque denominati, compresi quelli cofinanziati dalla Unione europea, nonché le loro modifiche, che sono elaborati, adottati o approvati da autorità regionali o locali, mediante una procedura legislativa, amministrativa o negoziale;
ll piano operativo (P.O.C.) è uno strumento della pianificazione urbanistica del Comune. Disciplina l’attività urbanistica ed edilizia per l’intero territorio comunale e si compone di due parti: a) la disciplina per la gestione degli insediamenti esistenti, valida a tempo indeterminato; b) la disciplina delle trasformazioni degli assetti insediativi, infrastrutturali ed edilizi del territorio, con valenza quinquennale. (art. 95 L.R. 65/2014)
Il Piano Strutturale (PS) è lo strumento di pianificazione territoriale dei Comuni. il PS si compone del quadro conoscitivo, dello statuto del territorio e della strategia dello sviluppo sostenibile (art. 92 L.R. 65/2014)
Ai sensi dell’art. 95 della L.R. 65/2014, il Piano Operativo Comunale disciplina l’attività urbanistica ed edilizia per l’intero territorio comunale e si compone di due parti: a) la disciplina per la gestione degli insediamenti esistenti, valida a tempo indeterminato; b) la disciplina delle trasformazioni degli assetti insediativi, infrastrutturali ed edilizi del territorio, con valenza quinquennale. In questo “contenuto” sono inserite tutte le norme riferite alla disciplina del territorio rurale al fine di assicurare il perseguimento degli specifici obiettivi di qualità, compresa la ricognizione e la classificazione degli edifici o complessi edilizi di valenza storico-testimoniale, nonché la specifica disciplina relativa alle disposizioni per il recupero del patrimonio edilizio esistente situato nel territorio rurale.
Ai sensi dell’art. 95 della L.R. 65/2014, il Piano Operativo Comunale disciplina l’attività urbanistica ed edilizia per l’intero territorio comunale e si compone di due parti: a) la disciplina per la gestione degli insediamenti esistenti, valida a tempo indeterminato; b) la disciplina delle trasformazioni degli assetti insediativi, infrastrutturali ed edilizi del territorio, con valenza quinquennale. In questo “contenuto” sono inserite tutte le norme riferite alla tutela e alla disciplina del patrimonio territoriale in ambito comunale.
Ai sensi dell’art. 95 della L.R. 65/2014, il Piano Operativo Comunale disciplina l’attività urbanistica ed edilizia per l’intero territorio comunale e si compone di due parti: a) la disciplina per la gestione degli insediamenti esistenti, valida a tempo indeterminato; b) la disciplina delle trasformazioni degli assetti insediativi, infrastrutturali ed edilizi del territorio, con valenza quinquennale. In questo “contenuto” sono inserite tutte le norme riferite alle disposizioni di tutela e di valorizzazione dei centri e dei nuclei storici, comprese quelle riferite a singoli edifici e manufatti di valore storico, architettonico o testimoniale.
Ai sensi dell’art. 95 della L.R. 65/2014, il Piano Operativo Comunale disciplina l’attività urbanistica ed edilizia per l’intero territorio comunale e si compone di due parti: a) la disciplina per la gestione degli insediamenti esistenti, valida a tempo indeterminato; b) la disciplina delle trasformazioni degli assetti insediativi, infrastrutturali ed edilizi del territorio, con valenza quinquennale. In questo “contenuto” sono inserite tutte le norme riferite all’individuazione delle aree destinate alle opere di urbanizzazione primaria e secondaria e agli standard urbanistici di cui al D.M. 1444/1968 (Limiti inderogabili di densità edilizia, di altezza, di distanza fra i fabbricati e rapporti massimi tra spazi destinati agli insediamenti residenziali e produttivi e spazi pubblici o riservati alle attività collettive, al verde pubblico o a parcheggi da osservare ai fini della formazione dei nuovi strumenti urbanistici o della revisione di quelli esistenti, ai sensi dell’ articolo 17 della legge 6 agosto 1967, n. 765).
Ai sensi dell’art. 95 della L.R. 65/2014, il Piano Operativo Comunale disciplina l’attività urbanistica ed edilizia per l’intero territorio comunale e si compone di due parti: a) la disciplina per la gestione degli insediamenti esistenti, valida a tempo indeterminato; b) la disciplina delle trasformazioni degli assetti insediativi, infrastrutturali ed edilizi del territorio, con valenza quinquennale. In questo “contenuto” sono inserite tutte le norme riferite alla disciplina degli interventi attuabili mediante piani attuativi.
Ai sensi dell’art. 95 della L.R. 65/2014, il Piano Operativo Comunale disciplina l’attività urbanistica ed edilizia per l’intero territorio comunale e si compone di due parti: a) la disciplina per la gestione degli insediamenti esistenti, valida a tempo indeterminato; b) la disciplina delle trasformazioni degli assetti insediativi, infrastrutturali ed edilizi del territorio, con valenza quinquennale. In questo “contenuto” sono inserite tutte le norme riferite alla disciplina degli interventi di nuova edificazione consentiti all’interno del perimetro del territorio urbanizzato.
Ai sensi dell’art. 95 della L.R. 65/2014, il Piano Operativo Comunale disciplina l’attività urbanistica ed edilizia per l’intero territorio comunale e si compone di due parti: a) la disciplina per la gestione degli insediamenti esistenti, valida a tempo indeterminato; b) la disciplina delle trasformazioni degli assetti insediativi, infrastrutturali ed edilizi del territorio, con valenza quinquennale. In questo “contenuto” sono inserite tutte le norme riferite alla disciplina degli interventi sul patrimonio edilizio esistente realizzabili all’interno del perimetro del territorio urbanizzato.
Ai sensi dell’art. 95 della L.R. 65/2014, il Piano Operativo Comunale disciplina l’attività urbanistica ed edilizia per l’intero territorio comunale e si compone di due parti: a) la disciplina per la gestione degli insediamenti esistenti, valida a tempo indeterminato; b) la disciplina delle trasformazioni degli assetti insediativi, infrastrutturali ed edilizi del territorio, con valenza quinquennale. In questo “contenuto” sono inserite tutte le norme riferite alla disciplina per la realizzazione degli interventi di rigenerazione urbana.
Ai sensi dell’art. 95 della L.R. 65/2014, il Piano Operativo Comunale disciplina l’attività urbanistica ed edilizia per l’intero territorio comunale e si compone di due parti: a) la disciplina per la gestione degli insediamenti esistenti, valida a tempo indeterminato; b) la disciplina delle trasformazioni degli assetti insediativi, infrastrutturali ed edilizi del territorio, con valenza quinquennale. In questo “contenuto” sono inserite tutte le norme riferite alle previsioni per gli interventi di edilizia residenziale sociale.
Ai sensi dell’art. 95 della L.R. 65/2014, il Piano Operativo Comunale disciplina l’attività urbanistica ed edilizia per l’intero territorio comunale e si compone di due parti: a) la disciplina per la gestione degli insediamenti esistenti, valida a tempo indeterminato; b) la disciplina delle trasformazioni degli assetti insediativi, infrastrutturali ed edilizi del territorio, con valenza quinquennale. In questo “contenuto” sono inserite tutte le norme riferite alla disciplina della struttura agro-forestale.
Ai sensi dell’art. 95 della L.R. 65/2014, il Piano Operativo Comunale disciplina l’attività urbanistica ed edilizia per l’intero territorio comunale e si compone di due parti: a) la disciplina per la gestione degli insediamenti esistenti, valida a tempo indeterminato; b) la disciplina delle trasformazioni degli assetti insediativi, infrastrutturali ed edilizi del territorio, con valenza quinquennale. In questo “contenuto” sono inserite tutte le norme riferite alla disciplina degli aspetti estetico-percettivi del paesaggio.
Ai sensi dell’art. 95 della L.R. 65/2014, il Piano Operativo Comunale disciplina l’attività urbanistica ed edilizia per l’intero territorio comunale e si compone di due parti: a) la disciplina per la gestione degli insediamenti esistenti, valida a tempo indeterminato; b) la disciplina delle trasformazioni degli assetti insediativi, infrastrutturali ed edilizi del territorio, con valenza quinquennale. In questo “contenuto” sono inserite tutte le norme riferite alla disciplina del patrimonio culturale.
Ai sensi dell’art. 95 della L.R. 65/2014, il Piano Operativo Comunale disciplina l’attività urbanistica ed edilizia per l’intero territorio comunale e si compone di due parti: a) la disciplina per la gestione degli insediamenti esistenti, valida a tempo indeterminato; b) la disciplina delle trasformazioni degli assetti insediativi, infrastrutturali ed edilizi del territorio, con valenza quinquennale. In questo “contenuto” sono inserite tutte le norme riferite alla disciplina della struttura ecosistemica.
Ai sensi dell’art. 95 della L.R. 65/2014, il Piano Operativo Comunale disciplina l’attività urbanistica ed edilizia per l’intero territorio comunale e si compone di due parti: a) la disciplina per la gestione degli insediamenti esistenti, valida a tempo indeterminato; b) la disciplina delle trasformazioni degli assetti insediativi, infrastrutturali ed edilizi del territorio, con valenza quinquennale. In questo “contenuto” sono inserite tutte le norme riferite alla disciplina della struttura idro-geomorfologica.
Ai sensi dell’art. 95 della L.R. 65/2014, il Piano Operativo Comunale disciplina l’attività urbanistica ed edilizia per l’intero territorio comunale e si compone di due parti: a) la disciplina per la gestione degli insediamenti esistenti, valida a tempo indeterminato; b) la disciplina delle trasformazioni degli assetti insediativi, infrastrutturali ed edilizi del territorio, con valenza quinquennale. In questo “contenuto” sono inserite tutte le norme riferite alla disciplina della struttura insediativa.
Nelle aree già dotate di opere di urbanizzazione primaria, le previsioni che, pur non presentando caratteri di complessità e rilevanza tali da richiedere la formazione di un piano attuativo, richiedono comunque un adeguato coordinamento della progettazione e la previa sottoscrizione di una convenzione finalizzata a disciplinare opere o benefici pubblici correlati all’intervento, sono assoggettate dal piano operativo a progetto unitario convenzionato. Il progetto unitario convenzionato è corredato da: a) la relazione illustrativa che dà compiutamente conto della coerenza esterna ed interna delle scelte progettuali; b) l’individuazione progettuale di massima delle eventuali opere d’urbanizzazione integrative correlate all’intervento; c) l’assetto planivolumetrico complessivo dell’area di intervento, comprensivo dell’indicazione delle masse, delle altezze e dei prospetti delle costruzioni esistenti e di progetto; d) la localizzazione degli eventuali spazi riservati ad opere od impianti di interesse pubblico; e) la normativa tecnica di attuazione, ove necessaria; f) ogni altro elemento utile a definire adeguatamente gli interventi previsti ed il loro inserimento nel contesto di riferimento. (Art. 121 della L.R. 65/14) Shapefile corrispondente: PUC_PO.shp
Ai sensi dell’art.4 della LR. 10/2010, per proponente si definisce: l’eventuale soggetto pubblico o privato, se diverso dall’autorità procedente, che elabora il piano o programma soggetto alle disposizioni della presente legge.
Ai sensi dell’art.4 della LR. 10/2010, per provvedimento di verifica si definisce: il provvedimento obbligatorio e vincolante dell'autorità competente che conclude la verifica di assoggettabilità
Ai sensi dell’art. 92, comma 3, lettera e della L.R. 65/2014, lo statuto del territorio del Piano Strutturale (PS) contiene le regole di tutela e disciplina del patrimonio territoriale. In questo “contenuto” sono inserite tutte le norme riferite al patrimonio territoriale comunale, alle relative invarianti strutturali e agli artt. 7,8,9,11,16 della disciplina del PIT-PPR.
Ai sensi dell’art. 92, comma 3, lettera e della L.R. 65/2014, lo statuto del territorio del Piano Strutturale (PS) contiene le regole di tutela e disciplina del patrimonio territoriale. In questo “contenuto” sono inserite tutte le norme riferite alla perimetrazione dei centri e dei nuclei storici e dei relativi ambiti rurali di pertinenza.
Ai sensi dell’art. 92, comma 3, lettera e della L.R. 65/2014, lo statuto del territorio del Piano Strutturale (PS) contiene le regole di tutela e disciplina del patrimonio territoriale. In questo “contenuto” sono inserite tutte le norme riferite alla perimetrazione del territorio urbanizzato.
Ai sensi dell’art. 92, comma 3, lettera e della L.R. 65/2014, lo statuto del territorio del Piano Strutturale (PS) contiene le regole di tutela e disciplina del patrimonio territoriale. In questo “contenuto” sono inserite tutte le norme riferite agli interventi di recupero paesaggistico-ambientale, o per azioni di riqualificazione e rigenerazione urbana degli ambiti caratterizzati da condizioni di degrado.
Ai sensi dell’art. 92, comma 3, lettera e della L.R. 65/2014, lo statuto del territorio del Piano Strutturale (PS) contiene le regole di tutela e disciplina del patrimonio territoriale. In questo “contenuto” sono inserite tutte le norme riferite agli aspetti estetico-percettivi del paesaggio.
Ai sensi dell’art. 92, comma 3, lettera e della L.R. 65/2014, lo statuto del territorio del Piano Strutturale (PS) contiene le regole di tutela e disciplina del patrimonio territoriale. In questo “contenuto” sono inserite tutte le norme riferite al patrimonio culturale, costituito dai beni culturali e paesaggistici.
Ai sensi dell’art. 92, comma 3, lettera e della L.R. 65/2014, lo statuto del territorio del Piano Strutturale (PS) contiene le regole di tutela e disciplina del patrimonio territoriale. In questo “contenuto” sono inserite tutte le norme riferite alla struttura agro-forestale.
Ai sensi dell’art. 92, comma 3, lettera e della L.R. 65/2014, lo statuto del territorio del Piano Strutturale (PS) contiene le regole di tutela e disciplina del patrimonio territoriale. In questo “contenuto” sono inserite tutte le norme riferite alla struttura idro-geomorfologica.
Ai sensi dell’art. 92, comma 3, lettera e della L.R. 65/2014, lo statuto del territorio del Piano Strutturale (PS) contiene le regole di tutela e disciplina del patrimonio territoriale. In questo “contenuto” sono inserite tutte le norme riferite alla struttura idro-geomorfologica.
Ai sensi dell’art. 92, comma 3, lettera e della L.R. 65/2014, lo statuto del territorio del Piano Strutturale (PS) contiene le regole di tutela e disciplina del patrimonio territoriale. In questo “contenuto” sono inserite tutte le norme riferite alla struttura insediativa.
Ai sensi dell’art.4 della LR. 10/2010, per pubblico si definisce: una o più persone fisiche o giuridiche nonché, ai sensi della legislazione vigente, le associazioni, le organizzazioni o i gruppi di tali persone.
Ai sensi dell’art.4 della LR. 10/2010, per pubblico interessato si definisce: il pubblico che subisce o può subire gli effetti delle procedure decisionali in materia ambientale o che ha un interesse in tali procedure, comprese le organizzazioni non governative che promuovono la protezione dell'ambiente e che soddisfano i requisiti previsti dalla normativa statale vigente, nonché le organizzazioni sindacali, economiche e sociali maggiormente rappresentative.
Ai sensi dell’art.4 della LR. 10/2010, per rapporto ambientale si definisce: il documento redatto dall'autorità procedente o dal proponente che in particolare: a) individua, descrive e valuta gli impatti significativi sull’ambiente, sul patrimonio culturale e paesaggistico e sulla salute derivanti dall’attuazione del piano o del programma; b) individua, descrive e valuta le ragionevoli alternative, alla luce degli obiettivi e dell’ambito territoriale del piano o del programma, tenendo conto di quanto emerso dalla consultazione; c) concorre alla definizione degli obiettivi e delle strategie del piano o del programma; d) indica i criteri di compatibilità ambientale, le misure previste per impedire, ridurre e compensare gli eventuali impatti negativi sull’ambiente, gli indicatori ambientali di riferimento e le modalità per il monitoraggio; d bis) dà atto della consultazioni ed evidenzia come sono stati presi in considerazione i contributi pervenuti. Il rapporto ambientale tiene conto del livello delle conoscenze e dei metodi di valutazione attuali, nonché dei contenuti e del livello di dettaglio del piano o del programma; a tal fine possono essere utilizzati i dati e le informazioni del sistema informativo regionale ambientale della Toscana (SIRA). Per la redazione del rapporto ambientale sono utilizzate le informazioni pertinenti agli impatti ambientali disponibili nell’ambito di piani o programmi sovraordinati, nonché di altri livelli decisionali. Per facilitare l'informazione e la partecipazione del pubblico, il rapporto ambientale è accompagnato da una sintesi non tecnica che illustra con linguaggio non specialistico i contenuti del piano o programma e del rapporto ambientale.
ai sensi dell’art.109, comma 1, lettera d, i piani attuativi contengono: […] d) l’individuazione degli edifici o parti di essi oggetto di recupero e riuso, con l’indicazione delle specifiche categorie di intervento ammesse, nonché l’indicazione delle tipologie edilizie per i nuovi fabbricati derivanti da interventi di nuova edificazione o da demolizione e ricostruzione. Inoltre all’art. 122 della L.R. 65/2014 - tra le Finalità e ambito di applicazione delle disposizioni per la rigenerazione delle aree urbane degradate, viene specificato: a) favorire il riuso delle aree già urbanizzate per evitare ulteriore consumo di suolo e rendere attrattiva la trasformazione delle stesse; […].
Sono elaborati del PIT - PPR. Contengono, ai sensi dell’art. 4 comma 2, lett e, d della Disciplina del PIT-PPR gli orientamenti ovvero esemplificazioni non vincolanti di modalità di attuazione delle direttive di ambito a cui gli enti territoriali possono fare riferimento nell'elaborazione degli strumenti della pianificazione territoriale e urbanistica. Contengono inoltre gli indirizzi per le politiche, che costituiscono riferimento per l'elaborazione delle politiche di settore, compresi i relativi atti di programmazione, affinché esse concorrano al raggiungimento degli obiettivi del piano.
Ai sensi dell’art.4 della LR. 10/2010, per soggetti competenti in materia ambientale si definiscono: i soggetti pubblici comunque interessati agli impatti sull'ambiente di un piano o programma.
Stato di approvazione del piano (Avvio del procedimento/Adozione/Approvazione)
Lo statuto del territorio, ai sensi dell’art.6 della LR 65/2014, costituisce l’atto di riconoscimento identitario mediante il quale la comunità locale riconosce il proprio patrimonio territoriale e ne individua le regole di tutela, riproduzione e trasformazione. Comprende gli elementi che costituiscono il patrimonio territoriale e le invarianti strutturali ed è formulato ad ogni livello di pianificazione territoriale, in coerenza con le funzioni proprie di ogni soggetto di cui all’articolo 8, mediante la partecipazione delle comunità interessate.
Lo Statuto del territorio del PIT, di cui all’art.6 della lr 65/14, riconosce come valore da assoggettare a disciplina di tutela e valorizzazione il patrimonio territoriale della Toscana, inteso come l’insieme delle strutture di lunga durata prodotte dalla coevoluzione fra ambiente naturale e insediamenti umani, di cui è riconosciuto il valore per le generazioni presenti e future. (art. 6 comma 1 Disciplina del PIT-PPR)
Si definisce “superficie edificabile (o edificata)” (SE) la porzione della superficie totale (STot) rilevante ai fini del dimensionamento delle previsioni edificatorie degli strumenti urbanistici comunali. La superficie edificabile comprende: a) la somma delle superfici utili (SU) di tutti i piani fuori terra, seminterrati ed interrati, misurate al lordo degli elementi verticali compresi nel profilo perimetrale esterno dell’edificio quali muri perimetrali, pilastri, partizioni interne, sguinci, vani di porte e finestre, ivi comprese quelle dei sottotetti recuperati a fini abitativi ai sensi della legge regionale 8 febbraio 2010, n. 5 (Norme per il recupero abitativo dei sottotetti); b) la somma delle superfici accessorie (SA) di tutti i piani fuori terra, seminterrati ed interrati, misurate al lordo degli elementi verticali compresi nel profilo perimetrale esterno dell’edificio, quali muri perimetrali, pilastri, partizioni interne, sguinci, vani di porte e finestre, con esclusivo riferimento alle porzioni nel seguito specificate: b.1) le scale interne all'involucro edilizio ad uso esclusivo di singole unità immobiliari. La superficie edificabile (o edificata) (SE) di tali scale è computata una sola volta con esclusivo riferimento al piano agibile più basso da esse collegato e corrisponde alla superficie sottostante alla proiezione sul piano orizzontale delle rampe e dei pianerottoli intermedi; b.2) i vani ascensore ad uso esclusivo di singole unità immobiliari. La superficie edificabile (o edificata) (SE) di tali vani è computata con esclusivo riferimento al piano agibile più basso tra quelli serviti; b.3) le logge o loggiati e i portici o porticati ad uso esclusivo di singole unità immobiliari con il lato minore superiore a ml 2,00, misurato come distanza tra la parete esterna dell’edificio ed il profilo perimetrale esterno di delimitazione della sagoma del medesimo. Ai fini del computo della superficie edificabile (o edificata) (SE) si considera la sola parte eccedente la misura indicata; b.4) i locali o spazi accessori, per le sole porzioni aventi altezza utile (HU) effettiva pari o superiore a ml 1,80, ancorché non delimitate da muri, che non presentino i requisiti richiesti per i locali agibili costituenti superficie utile (SU), ivi comprese le porzioni di piani o locali sottotetto con le stesse caratteristiche; sono comunque esclusi gli spazi sottotetto privi di scale fisse di collegamento con piani sottostanti, o di altri sistemi stabili di accesso, e non dotati di aperture esterne o a filo tetto, con la sola eccezione dell’abbaino o altra apertura avente esclusiva funzione di accesso alla copertura; b.5) i locali o spazi accessori chiusi comunque denominati ricavati delimitando in tutto o in parte con superfici vetrate o con elementi trasparenti, parzialmente o totalmente apribili, spazi accessori aperti ad uso privato quali una loggia, una terrazza, un balcone, un portico, una tettoia direttamente accessibile da un’unità immobiliare, fatta eccezione per le serre solari; b.6) i locali o spazi accessori ricavati tamponando in tutto o in parte una tettoia libera su tutti i lati o comunque non direttamente accessibile da un’unità immobiliare; b.7) all’esterno del perimetro del territorio urbanizzato individuato dagli strumenti comunali di pianificazione: le autorimesse private, singole o collettive, di qualsiasi consistenza, comprensive dei relativi spazi di manovra, fatta eccezione per le sole autorimesse interrate o prevalentemente interrate e relativi spazi di manovra purché legate da vincolo di pertinenzialità permanente all'unità immobiliare di riferimento ed aventi altezza utile (HU) non superiore a ml 2,40. Un'altezza utile (HU) superiore a ml 2,40 può essere ammessa, ai fini dell'esclusione dal computo della superficie edificabile (o edificata) (SE) di tali autorimesse, solo per obblighi derivanti dalla normativa antincendio o da altre norme di sicurezza. La disciplina comunale può dettare soglie dimensionali massime ai fini dell’esclusione dal computo della superficie edificabile (o edificata) (SE); b.8) all’interno del perimetro del territorio urbanizzato individuato dal piano strutturale, indipendentemente dalla loro collocazione rispetto alla quota del piano di campagna: b.8.1) le porzioni di autorimesse private, singole o collettive, eccedenti le dotazioni minime di parcheggio per la sosta stanziale e di relazione definite dalle norme statali e regionali in materia urbanistico-edilizia, oppure, se superiori, dalla disciplina comunale, ancorché legate da vincolo di pertinenzialità permanente all'unità immobiliare di riferimento ed aventi altezza utile (HU) non superiore a ml 2,40. Nel computo della superficie edificabile (o edificata) (SE) di tali porzioni sono compresi i relativi spazi di manovra; b.8.2) le porzioni di autorimesse private, singole o collettive, aventi altezza utile (HU) superiore a ml 2,40, ancorché legate da vincolo di pertinenzialità permanente all'unità immobiliare di riferimento e non eccedenti le dotazioni minime di parcheggio per la sosta stanziale e di relazione definite dalle norme statali e regionali in materia urbanistico-edilizia, oppure, se superiori, dalla disciplina comunale. Nel computo della superficie edificabile (o edificata) (SE) di tali porzioni sono compresi i relativi spazi di manovra. Un'altezza utile (HU) superiore a ml 2,40 può essere ammessa, ai fini dell'esclusione dal computo della superficie edificabile (o edificata) (SE) di tali autorimesse, solo per obblighi derivanti dalla normativa antincendio o da altre norme di sicurezza; b.8.3) le porzioni di autorimesse private, singole o collettive, di qualsiasi consistenza, aventi i requisiti igienico-sanitari e dotazioni atti a consentire la permanenza anche solo saltuaria di persone; b.9) le cantine, nonché in generale i locali interrati o prevalentemente interrati, con altezza utile (HU) superiore a ml 2,40, ancorché privi di requisiti igienico-sanitari e dotazioni atti a consentire la permanenza anche solo saltuaria di persone; b.10) all’esterno degli ambiti dichiarati a pericolosità geologica o idraulica elevata: i ripostigli pertinenziali collocati in tutto o in prevalenza al di sopra della quota del piano di campagna, e i relativi corridoi di servizio, ancorché con altezza utile (HU) non superiore a ml 2,40 e privi di requisiti e dotazioni atti a consentire la permanenza anche solo saltuaria di persone. b.11) le scale esterne all'involucro edilizio ad uso esclusivo di singole unità immobiliari, ove provviste di copertura o delimitate da tamponamenti perimetrali, fatta eccezione per quelle destinate al superamento di un solo piano di dislivello. Sono comunque escluse dal computo della superficie edificabile (o edificata) (SE): a) tutte le superfici accessorie (SA) diverse da quelle sopra elencate, misurate al lordo degli elementi verticali compresi nel profilo perimetrale esterno dell’edificio, quali muri perimetrali, pilastri, partizioni interne, sguinci, vani di porte e finestre; b) tutti i maggiori volumi e superfici necessari a realizzare i requisiti di accessibilità e visitabilità degli edifici, come definiti e disciplinati dalle specifiche disposizioni statali e regionali volte all'eliminazione delle barriere architettoniche; c) tutti i maggiori spessori, volumi e superfici, finalizzati all’incremento delle prestazioni energetiche degli edifici, nei limiti entro i quali, nell'ambito dei procedimenti ordinati alla formazione dei titoli abilitativi edilizi, le norme in materia consentono di derogare a quanto previsto dalle normative nazionali, regionali o dai regolamenti edilizi comunali, in merito alle distanze minime tra edifici, alle distanze minime di protezione del nastro stradale, nonché alle altezze massime degli edifici. Sono in ogni caso esclusi, quali incentivi urbanistici in applicazione delle norme statali e regionali in materia di edilizia sostenibile: c.1) lo spessore delle murature esterne per la parte eccedente i minimi fissati dai regolamenti edilizi, e comunque per la parte eccedente i 30 cm; c.2) i sistemi bioclimatici, quali pareti ventilate, rivestimenti a cappotto e simili, capaci di migliorare le condizioni ambientali e ridurre i consumi energetici, nel rispetto dei requisiti tecnico-costruttivi, tipologici ed impiantistici definiti dalle norme statali e regionali in materia di edilizia sostenibile; c.3) le serre solari, come definite nell’articolo 57; d) tutte le superfici escluse dal computo sia della superficie utile (SU) sia della superficie accessoria (SA), secondo quanto specificato agli articoli 12 e 13. 4. La superficie edificabile (o edificata) (SE) costituisce parametro di riferimento per l’indice di edificabilità territoriale (IT), per l’indice di edificabilità fondiaria (IF), nonché per il calcolo del numero di abitanti convenzionalmente insediati o insediabili sul territorio comunale, in applicazione dell'indice insediativo residenziale (IR). Concorrendo alla determinazione del volume edificabile (o edificato) (VE), la superficie edificabile (o edificata) (SE) incide altresì sul calcolo del contributo per oneri di urbanizzazione di cui all’articolo 184 della l.r. 65/2014 . (Art. 10 del DPGR 24 luglio 2018, n. 39/R)
Si definisce “superficie fondiaria” (SF) la superficie complessiva effettiva di una porzione di territorio destinata all’uso edificatorio privato. È costituita dalla superficie territoriale (ST) al netto delle aree per dotazioni territoriali (DT), ivi comprese quelle esistenti. La superficie fondiaria (SF) comprende l’area di sedime degli edifici e gli spazi di pertinenza degli stessi, nonché eventuali lotti ad uso privato ancorché privi di capacità edificatoria. Gli strumenti comunali di pianificazione urbanistica possono stabilire la proporzione massima consentita, espressa in percentuale, tra la superficie dei piani o locali interrati o prevalentemente interrati come definiti dagli articoli 54 e 55 del regolamento 39/R 2018, misurata al lordo delle pareti perimetrali, e la superficie fondiaria (SF) del lotto urbanistico di riferimento. Nel computo di tale proporzione sono compresi tutti i manufatti interrati o prevalentemente interrati ricadenti nel lotto urbanistico di riferimento, ivi compresi volumi tecnici ed intercapedini, fatta eccezione per scale esterne e rampe a cielo libero. (Art. 3 del DPGR 24 luglio 2018, n. 39/R)
Si definisce “superficie territoriale” (ST) la superficie complessiva effettiva di una porzione di territorio oggetto di intervento di trasformazione urbanistica subordinato alla previa approvazione di un piano attuativo o di un progetto convenzionato comunque denominato. Comprende la superficie fondiaria (SF) e le aree per dotazioni territoriali (DT), ivi comprese quelle esistenti. (Art. 2 del DPGR 24 luglio 2018, n. 39/R)
Non costituiscono territorio urbanizzato: a) le aree rurali intercluse, che qualificano il contesto paesaggistico degli insediamenti di valore storico e artistico, o che presentano potenziale continuità ambientale e paesaggistica con le aree rurali periurbane, così come individuate dagli strumenti della pianificazione territoriale e urbanistica dei comuni, nel rispetto delle disposizioni del PIT; b) l’edificato sparso o discontinuo e le relative aree di pertinenza. (art. 4, comma 5, L.R. 65/14)
Il territorio urbanizzato è costituito dai centri storici, le aree edificate con continuità dei lotti a destinazione residenziale, industriale e artigianale, commerciale, direzionale, di servizio, turistico-ricettiva, le attrezzature e i servizi, i parchi urbani, gli impianti tecnologici, i lotti e gli spazi inedificati interclusi dotati di opere di urbanizzazione primaria. L'individuazione del perimetro del territorio urbanizzato tiene conto delle strategie di riqualificazione e rigenerazione urbana, ivi inclusi gli obiettivi di soddisfacimento del fabbisogno di edilizia residenziale pubblica, laddove ciò contribuisca a qualificare il disegno dei margini urbani. (art. 4, commi 3 e 4, L.R. 65/2014) Shapefile corrispondente: URB_PS.shp
Titolo dell’articolo oggetto della valutazione
Ai sensi dell’art. 1 della L.R. 10/2010, per Valutazione Ambientale Strategica si intende la procedura di valutazione ambientale strategica di piani e programmi, in attuazione della direttiva 2001/42/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 27 giugno 2001 (Determinazione degli impatti di determinati piani e programmi sull’ambiente) e del decreto legislativo 3 aprile 2006 n. 152 (Norme in materia ambientale)
Ai sensi dell’art. 1 della L.R. 10/2010, per Valutazione di Impatto Ambientale si intende la procedura di valutazione di impatto ambientale di determinati progetti, di seguito denominata VIA, in attuazione della direttiva 85/337/CEE del Consiglio del 27 giugno 1985 concernente la valutazione di impatto ambientale di determinati progetti pubblici e privati, come modificata e integrata con la direttiva 97/11/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 maggio 2003, e del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 (Norme in materia ambientale).
Ai sensi dell’art.4 della LR. 10/2010, per verifica di assoggettabilità si definisce: il processo attivato allo scopo di valutare se un piano o programma o una sua modifica possa avere effetti significativi sull'ambiente e quindi debba essere assoggettato alla valutazione ambientale secondo le disposizioni della presente legge considerato il diverso livello di sensibilità ambientale delle aree interessate;